Qual è il filo conduttore che lega ‘ imprese estreme’: alpinismo senza corde , downhill (discesa estrema in mountain bike) eliski (si sale in elicottero e ci si lancia su sci o tavola), slackline (funambolismo senza protezione ad alta quota) , snowrafting, hiking estremo (Cheryl Strayed. 47 anni, scrittrice di Minneapolis, per risollevarsi da vari traumi psicologici partì dal deserto del Mojave e seguì il Pacific Crest Trail per 1.800 chilometri, un trekking estremo di quasi cento giorni raccontato nel suo libro ‘Wild’)

Periodi di solitudine possono migliorare concentrazione e produttività. La mancanza di distrazioni aiuta anche la riflessione su noi stessi, aiutandoci a valutare le vie di uscita da situazioni difficili.

Tutte queste imprese portano chi le compie a confrontarsi con i propri limiti non solo fisici ma psicologici e esistenziali e a cercare di superarli .
“ Uomo dell’aria, tu colora col sangue le ore sontuose del tuo passaggio fra noi. I limiti esistono soltanto nell’anima di chi è a corto di sogni “(P. Petit, Trattato di funambolismo, Ed. Ponte alle Grazie 1999)

Nel film Man on Wire – Un uomo tra le Torri (un documentario del 2008 diretto da James Marsh) si racconta l’impresa del funambolo Philippe Petit, che nel 1974 camminò in equilibrio su un cavo metallico teso tra le Torri Gemelle del World Trade Center. Il documentario si basa sul libro scritto da Petit, Toccare le nuvole.
“L’estremo è ricerca. Del limite da superare, della meta più lontana che un uomo può proporsi di raggiungere. E, una volta che l’ha raggiunta, l’estremo diventa un ulteriore limite, una meta ancor più lontana. “(Patrick De Gayardon)

“Superare un limite, un confine stabilito, prima che coraggio, è disciplina, esperienza, aiuto della scienza, della medicina, della fisiologia, della psicologia. Solo concentrando nel corpo e nella mente si può diventare padroni dell’estremo. “(Patrick De Gayardon)

Il 13 Aprile 1998 Patrick De Gayardon stava testando la sua nuova tuta alare nel cielo delle Hawaii ma qualcosa non funzionò: il paracadute di sicurezza non si aprì completamente; De Gayardon provò ad azionare il paracadute di riserva, ma questo si avvinghiò sulle corde del primo, gli fu impossibile frenare la caduta e si sfracellò al suolo. Aveva 38 anni. Si era dedicato al paracadutismo sportivo e acrobatico dall’età di 20. Sulla Gazzetta dello Sport apparirà questo epitaffio:

“Ci sono uomini che con le loro invenzioni hanno cambiato il nostro modo di vivere, altri quello di sognare”.
Con Patrick De Gayardon, e la sua “tuta alare” l’uomo ha realizzato uno dei sogni più atavici : la conquista del volo.

Quale struttura di personalita’ si cela nelle persone che affrontano scelte estreme? In genere, non si tratta di incoscienti, perché pianificare imprese del genere richiede rigore, concentrazione e disciplina che chi cerca solo la pura ‘scarica di adrenalina’ non ha.
E non sono neanche ‘supereroi’, ma spesso esseri umani ‘comuni’, che hanno compiuto uno sforzo straordinario per acquisire quelle competenze e quella resistenza allo stress necessari ad affrontare situazioni estreme.

Nel diagramma sottostante sono evidenziate due dimensioni: la passione in contrapposizione con la prestazione e la ricerca interiore in contrapposizione con la ricerca esteriore.
Lo sbilanciamento eccessivo verso la prestazione fisica e mentale, così come la ricerca totalizzante della propria interiorità, possono portare a derive pericolose, alla percezione di ‘onnipotenza’ e a ‘condotte a rischio’ come nel caso di Christopher McCandless, il ragazzo la cui vicenda venne raccontata nel film Into the Wild, che, alla ricerca di sé stesso, va a vivere da solo in Alaska, e finisce per morire di fame in un autobus, abbandonato in mezzo al nulla.

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